Un’altra giornata mica male per il Cav.

E’ stata un’altra giornata mica male, quella di ieri, per il ritorno alla politica inaugurato dal premier Berlusconi. L’aula della Camera ha restituito agli occhi degli osservatori una maggioranza rocciosa che ha conseguito una vittoria non scontata: è stato confermato il parere della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio che proponeva di restituire gli atti con cui la procura di Milano chiede di perquisire l’ufficio dell’amministratore privato di Berlusconi. Contestualmente, il Consiglio dei ministri riunito in via straordinaria ha approvato  un decreto indispensabile per dare attuazione e sveltezza al testo sul federalismo rimasto vittima del pasticcio politico della commissione bicamerale. Leggi Il Cdm approva il decreto sul federalismo dopo lo stop della Bicamerale
11 AGO 20
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E’ stata un’altra giornata mica male, quella di ieri, per il ritorno alla politica inaugurato dal premier Berlusconi. L’aula della Camera ha restituito agli occhi degli osservatori una maggioranza rocciosa che ha conseguito una vittoria non scontata: è stato confermato il parere della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio che proponeva di restituire gli atti con cui la procura di Milano chiede di perquisire l’ufficio dell’amministratore privato di Berlusconi. Contestualmente, il Consiglio dei ministri riunito in via straordinaria ha approvato un decreto indispensabile per dare attuazione e sveltezza al testo sul federalismo rimasto vittima del pasticcio politico della commissione bicamerale. La procedura di emergenza ha fatto rabbuiare il Quirinale, che oppone “obiezioni sostanziali” all’emanazione del decreto. Ma potrebbe sembrare il male minore, a giudicare da quel che si è visto in commissione. Il governo aveva fatto il possibile per venire incontro alle richieste di merito non solo dei comuni, che com’è noto sono state largamente soddisfatte (il Pd se n’è infischiato), ma anche delle formazioni politiche riunite nel cosiddetto Terzo polo. In particolare era stata offerta una sorta di bonus da un miliardo per le famiglie che vivono in affitto. Tutto inutile, soprattutto per la coriacea volontà di Gianfranco Fini di “farla pagare” al Cavaliere. Fini non è solo il leader di una formazione politica, è il presidente della Camera e, anche in questa veste, ha rifiutato tutte le ipotesi che non coincidessero con la sua volontà di ritorsione.

Il Parlamento aveva un’occasione
per dimostrarsi centrale, realizzando una trattativa di merito per migliorare il decreto, ma le opposizioni non avevano questo obiettivo. Volevano solo bocciare quello dell’esecutivo, nella speranza di far saltare l’accordo tra Berlusconi e la Lega. Infatti continuano a spiegare che, se Bossi costringesse il premier alle dimissioni, la strada del federalismo sarebbe spianata. Usando il dibattito su un tema istituzionale in vista di un obiettivo strumentale, hanno dimostrato disprezzo per le istituzioni che a parole difendono, in omaggio a una tattica ostruzionistica e sfascista che preoccupa seriamente chi, come il Quirinale, ha interesse alla tutela della dignità delle istituzioni. E’ un altro segno di degrado della vita pubblica e d’irresponsabilità, reso più insopportabile dalle prediche ipocrite con le quali viene condito.